La rete dei comitati per Rita, quattrocento nell'Isola, migliaia di militanti civili, la meglio gioventù della regione. E poi Addiopizzo, ed poi ancora è la rete spontanea dei comitati al nord, il "treno per Rita". Queste reti rimangono, possono rimanere. Sono loro il nostro primo interlocutore, loro e le persone che le hanno formate. Noi abbiamo fiducia in queste persone. Vogliamo che restino unite e che, senza turbarsi per la sconfitta, organizzino con pazienza le vittorie nuove. L'Italia è di centrosinistra e la sconfitta è locale: non mancheranno le occasioni, purché si resti insieme. E forse, paradossalmente, una sconfitta amara ma battagliata sarà stata più utile, nel tempo, di una vittoria facile e indolore. Tempra di più, seleziona di più, aiuta di più a crescere questa giovane classe dirigente che è sempre la nostra, ora come e più di prima. Essa esce a testa alta da una difficile e coraggiosa campagna elettorale, dove è stata a volte ingenua ma mai povera, e sempre con grandissimo orgoglio e dignità. A quelli che la compongono, cui non abbiamo fatto mancare le critiche sul momento, diciamo ora che siamo orgogliosi di loro, che hanno servito bene la Sicilia e che con tutta la loro inesperienza sono stati più bravi e più utili di tanti superbi tromboni che, anzichè d'aiuto, sono stati d'impaccio. La destra (compresa la sua componente più tecnicamente mafiosa) ha vinto puntando sugli aspetti peggiori del popolo siciliano: lo spirito gregario, la sottomissione, il qualunquismo, la paura. Noi abbiamo perduto puntando sui migliori: la solidarietà, la memoria, la libertà di giudizio, la generosità. Entrambi abbiamo avuto "ragione": la Sicilia possiede le une e le altre cose, a volte fa raccapriccio agli estranei, a volte desta ammirazione. E' siciliano Borsellino, ma lo è anche Provenzano. Un corpo con due anime. Noi stiamo con la più onorevole, la più luminosa. Ma anche, in fondo, la più vincente. Quante volte si sono illusi, i notabili, di averla spazzata via una volta per tutte! Eppure, ogni volta, essa ritorna. Disordinata e indomabile, la nuova opposizione siciliana riproverà e riproverà a vincere, finché ci riuscirà tranquillamente. E' questione di tempo - anno più, anno meno - e di coerenza Restando uniti siamo molto più forti, nel lungo periodo, di loro. Perciò il primo dovere è: restare uniti. Il secondo è costruire. Questo non dipende da un'elezione. Dipende da un'attitudine generale, di classe dirigente e non di semplice protesta. Essa in Sicilia è rinata esattamente ora. E sono questi giovani ad esserne portatori. Ora hanno perduto, ma la prossima volta ce la faranno. (Fra l'altro devono ancora votare i carabinieri, che hanno ancora molte cose da dire, per ordine dei giudici, al governo Cuffaro) ________________________________________
Casablanca. E' andato bene il numero zero, nella modestia dei mezzi e dunque della diffusione. In certi posti è arrivato, in altri no. Dov'è arrivato è stato accolto benissimo, come un amico vecchio che è tornato. Ma il collo di bottiglia siamo noi, qui a Catania: non abbiamo forze abbastanza per coordinare (e c'è moltissima roba da coordinare), cerchiamo di decentrare il più possibile ma ancora, perché la macchina sia a regime, ci vogliono-due tre mesi.
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